spasmi

disperati spasmi
tra abbozzi di colori d’alte sonde
in riverberi innestati qui in fronte.
Distruzioni d’altri borghi,
quando ormai tutto nel quartiere
cade e si sorregge per appuntati spilli,
tra bombe e nitro,
per buche profonde cinque corpi,
piedi piccoli senza cuoio
vagano tra lamenti in castrati sensi.

Una covata di uccelli blu e nuvole
Fanno del suo petto uno sfornato
Rappreso e moscio.
Spillo la vena, conto le gocce
E le lascio la notte.

Un cielo acre,
la luna raspa pareti di lampi
nel buio forte di un principio bagnato.
Orizzonti senz’aria al crepuscolo dei sorrisi.

..

Gratto ruvido,
pelo rabbioso
i pensieri che pesano squilibrio
lungo il profilo spento
di un occhio nella notte.
che bella canzonetta del cazzo.

Grumo incastrato di palazzi,
su prati e fratte
vomitati dall’urbe sbronza di giorni.
Come vino in grappoli scuri,
forte di suo
e degli intossicati spasmi di giovani inquieti,
nei vicoli d’affamati quartieri,
pistole,
giocattoli in ferro
e coccole in nitro,
come vino in grappoli scuri,
mercanti di insensi e fumi celesti,
nei bruciati alveoli
d’inviluppati arrosti,
tra palazzi e balconi
narici rubate di mamme in pena
fiutano invano
il profumo lontano
di cielegie d’acqua.