Archivio del gennaio 2008

Da qui è terra di figli e madri, di vecchi ceduti lungo colonne sotto alle spalle, di padri raccolti dietro alle falci che sfamano e mutano i giorni in cocci di ore illegali. Se vivono è ribellione sociale, se chiedono un supplizio disdicevole.
Ma sono madri, figli, padri e vecchi come serate di tv e sformati, come notti in lenzuola di lavanda, come cocci sgranati in silenzio tra posate e piatti.
come preghiere lievi perché i bimbi non sentano.
Perché si possa finire il mese come consumare una vita.
E se vivono è ribellione, se chiedono un fastidio che prude.
Ma sono madri di un candore speciale, pulizia appesa su fili tesi tra i tetti, padri con mani di storte fatiche, vecchi passati ai giorni, agli anni e ai nostri silenzi.
Ne è piena Roma …….

di sti cazzi di rumeni!

testaccio

si è presa tutta la mia forma.
tutto il mio corrotto tono
tutta la mia vita pulita non molto.
si è presa la mia investitura di diavolo…
ed il cuore malato.
mi ha stirato il viso in un sorriso delicato
e ho saggiato il suo,
aperto, come il cielo di Testaccio.

Seduta in punta sul cesso
combusta dalla fatica del gesto
oltraggi il tramonto di un sole
morto sui vetri.
Macchie distorte di luce alle pareti
e quel respiro ocra stanco
di un giorno caduto dietro allo sforzo.
Ancora,
per un solo momento,
l’ultimo tuo stringere il culo
e poi il silenzio.
Di un giorno morto sui vetri.

alcune storie mi costano
e non poco
quanto l’alcool e il distillato
quanto il disordine macerato
tra i morti sotto spirito,
nel bar in cui ne rivendono i corpi
per poche decine di pazzie.

Devi prendermi con forza arrogante e prepotente.
Devi fottermi gli occhi coi tuoi e ridarmi l’anima in una spuma bianca che ti bolle in bocca.
Devi scoparmi il cazzo impalata e viscerale
fino a che la mia testa ti esploda in pancia.
Cazzo annegato in ulcerato e teso culo aperto in due.
Tra le mani.